martedì 12 agosto 2008

Pesci

Ecco, io mica ho mai nutrito questa enorme passione per i pesci, neanche mi fanno impazzire a mangiarli per dire, però niente ero in quel di Genova, a vagolare per il Porto Antico senz'altro da fare che fare la turista, e fuori c'era un caldo che neanche un'highway americana e allora mi son detta: "e che cavolo se questo è il più grande acquario d'Europa e c'è così tanta gente che ci viene apposta, solo per vederlo, direi che è il caso che ci vada pure io, quantomeno a cercare frescura!", che poi con la tessera dei Soci Coop c'era pure un po' di sconto e allora per due ore mi sono immersa tra le vasche e la Grande Nave Blu e beh, insomma, io che diffido per principio di quello che è universalmente riconosciuto come divertente e affascinante, devo dire che sono rimasta allietata dalla visione di pesci & co. I pesci ok, son pesci, son belli, son colorati e nuotano e più di tanto non mi dicono, ma cavolo i delfini son proprio carucci e le foche (che in natura avevo visto solo da distanza chilometrica lungo le coste delle Cornovaglia) sono tenere, e lo squalo fa la sua figura da cattivo, e i pinguini (per quelli sì che c'ho sempre nutrito passione) che sgambettano e si tuffano sono uno spettacolo, e pure accarezzare una razza sul dorso è una sensazione che fa specie e poi le meduse hanno un'eleganza che verrebbe quasi voglia di andare a farci il bagno in mezzo per quanto son belle, e insomma al fin della fiera ne valeva la pena, che poi ho fatto pure la turista dignitosissima, non come quelli in gruppo, e non mi sono bruciata la tredicesima nel merchandising shop, io proprio elegante e superiore a tutto ciò (anche se in effetti ora che ci penso, il nuovo portachiavi del mio scooter è un delfino con scritto sopra Genova), me ne sono entrata e uscita sola e signorile....

lunedì 11 agosto 2008

Rieccomi

Non temete, non ero scomparsa, anche se non lo sapevate in realtà stavo lavorando anche per Voi. Giovedì notte mi son svegliata, dal caldo e dall'oppressione e mi sono resa conto che non potevo bruciarmi le mie uniche e sudate ferie in stato catatonico. Dopo cinque giorni da reclusa tra paturnie e troppi pensieri, mi è apparso chiaro l'obiettivo: andare, partire, muovermi....impulso irresistibile...ho fatto su il mio trolley in meno di dieci minuti e mi sono lasciata Ravenna alle spalle, guidata come da un Faro... A breve reportage... Stasera non ne ho e domattina navi e containers mi aspettano insidiosi al varco...
E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
poi scuse accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi vivi ridi o sei perduta
col suo ordine discreto dentro il cuore
ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all'Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
ma dove dov'è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.

martedì 5 agosto 2008

Grey's Of The Day.

Una bella partita di basket può tenerci incollati alla sedia. I giochi hanno a che fare con la gloria, la sofferenza, si vivono minuto per minuto. E poi ci sono anche giochi più solitari, quei giochi che amiamo fare da soli. Giochi di società, giochi di abilità li facciamo per passare il tempo e rendere la vita più interessante. Per distrarci da quello che sta realmente accadendo. Alcuni di noi amano giocare, a qualsiasi gioco, e poi ci sono alcuni di noi che amano giocare.. un pò troppo.
Quindi va avanti, discuti con l'arbitro, cambia le regole, imbroglia un pò, prenditi una pausa e leccati le ferite. Ma gioca! Gioca! Gioca duro, gioca veloce, gioca rilassato e libero. Gioca come se non ci fosse un domani. Ok, non importanza se vinci o se perdi ma come giochi la partita. Giusto?!
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato ti hanno lasciato,
inutile pazzia, vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

lunedì 4 agosto 2008

In fin dei conti



I Baustelle mi piacciono un sacco, poi io arrivo sempre col treno della ghiaia, che loro suonano da un pezzo e io tipo li ho conosciuti solo a febbraio. In fin dei conti sono arrivata a 32 anni senza conoscere i Baustelle, di musica proprio non me ne manca, forse stavo meglio se i Baustelle non li avessi mai scoperti.

People Are Strange

Già. Le persone sono strane, dalla vita non si finisce mai di imparare. E di punto in bianco scopri cose che non avresti immaginato, anche sulle persone. Amche su di quelle di cuii ti fidavi ciecamente, l'ho sempre detto io, che a fidarsi non ne vien mai fuori niente di buono. E così va a finire che anche le persone in cui riponevi maggiore fiducia e stima si rivelano per quello che sono, egoisti che pensano solo a sè stessi e a quello che vogliono fare, poi magari cercano di condire la realtà e rivendertela rivestita da belle parole per indorarti la pillola o semplicemente per scaricarsi la coscienza, non sia mai dover fare i conti con i propri scheletrini. Come mi diceva sempre una persona a cui volevo bene, "le persone non le conosci mai fino in fondo", sante parole, solo quelle. E tutto il resto? Conta ed è contato relativamente, dipende al valore che si dà alle cose. Evidentemente non tutti la pensiamo allo stesso modo. Che dire, l'ennesimo errore di valutazione, oooppsss, è successo, e io sono proprio diabolicamente recidiva se ancora mi fido del prossimo e della gente che incontro, che la fiducia ad oltranza non bisogna darla proprio a nessuno, perchè inevitabilmente chi credevi degno della tale finirà per smentirti e farti soffrire. Come diceva qualcuno: "A pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca."

domenica 3 agosto 2008

Grey's Of The Day.

Grey's Anatomy è forse la mia serie tv preferita, e io la tv la guardo proprio poco per dire, durante lo scorso inverno ero solita concludere ogni mio post con una riflessione tratta dall'ultima puntata vista. In questi sonnolenti giorni d'agosto mi sto pian piano riguardando tutte le serie e poco fa ho visto una puntata che aveva una di quelle citazioni che mi piacciono tanto, che trovo proprio a luogo:

"E' facile suggerire una soluzione rapida quando non conosci bene il problema, quando non capisci il motivo che lo provoca o non sai quant'è profonda la ferita. Il primo passo verso la completa guarigione è sapere esattamente di quale malattia si soffre, ma non è quello che la gente vuole sentire. Dovremmo dimenticare il passato che ci ha condotti a questo punto, ignorare le complicazioni che potrebbero sorgere in futuro e cercare un rimedio veloce. "

Sulla (mia) Cattiva Strada

Che per me la strada del rientro è sempre cattiva, è sempre un trauma, tornare a casa, che la casa è dove c'è il dolore e lasciare un luogo che mi ha incantato, ogni volta è una sofferenza, che quando sto bene a me non mi basta mai, non riesco mai ad accontentarmi, non conosco le mezze misure, sono sempre estrema in tutto, nel bene e nel male, un pregio o un difetto, dipende dai punti di vista.
Di Genova, di quello che ho visto e vissuto mi sono innamorata. Queste foto qua hanno esattamente una settimana di vita, questo il percorso preciso che mi sono fatta scarpinando, anzi sciabattando con le mie infradito nere preferite, dal centro a Principe, il tutto ovviamente documentato per i posteri, minute by minute, ogni mio sguardo già nostalgico, ogni pensiero che non c'è bisogno di scrivere...lo stop (non certo il reset) sono state le gallerie interminabili che da Genova mi allontavano sempre di più...e il sonno che ha ceduto su tutto, mentre non Morfeo, ma il mio inseparabile I-Pod mi sussurrava una ninnananna irresistibile.

...e come tutte le più belle cose, durasti solo un giorno come le rose..."

venerdì 1 agosto 2008

Omaggio (funeral blues) (non conoscendo affatto la statura di Dio)

Dato che è proprio la sera adatta a cose blues, ecco il post che ho partorito e vissuto domenica scorsa, lo tenevo qua, in serbo per la serata adatta.
Sono anche stata combattuta sia nel fare che nel pubblicare le foto, ma in fondo ho deciso che non voleva e non poteva essere una cosa morbosa, da fan, non una mancanza di rispetto, ma un omaggio come gesto d'amore e il bisogno di condividere quello che ho provato e quello che ho visto.
Ore 11.28 dal Porto Antico bus no. 12, capolinea Staglieno.
Io non ci vado troppo d'accordo coi cimiteri, mi fanno venire la pelle d'oca, che io ho un rapporto piuttosto conflittuale con la morte, che per dire, anche se è una vergogna, non ho mai trovato il coraggio di andare nemmeno a trovare la mia nonna.
Di fronte al cancello mi è preso male, tutti i negozietti di fiori, i crisantemi onnipresenti, che davvero non li riesco a guardare i crisantemi io.
Fortuna c'era un chiosco bar, "una birra media per cortesia". Mi son guardata attorno, non ero l'unica, confortante. Ma quel magone lo dovevo mandare giù prima di provare ad attraversare quel cancello.
Ok, dieci minuti e un minimo l'ansia si è placata, e poi gli occhiali da sole, Dio benedica chi li ha inventati.
Pratica, senza guardarmi attorno, primo chiosco dei fiori: "Vorrei una rosa, una rosa rossa, la più bella che avete, solo quella per favore".
Ok. Mi stringo al petto la mia rosa incartata e accendo l'I-Pod. Ovviamente "Nè all'Amore, nè al Denaro, nè al Cielo, a volume basso, rispettoso.
Varco il cancello e chiedo informazioni. Campo nr. 22 mi dicono, lì c'è tomba di famiglia.
Mi sono persa, almeno cinque volte, in fondo penso che mi volessi perdere, che non volevo affrontarla subito la pietra con il suo nome e che comunque, per quanto si possa dire che i cimiteri non sono certo bei posti, ma Staglieno è davvero meritevole, di passi, di sguardi, di guardarsi dentro e di ascoltare quello che già si conosce e si sa solo rimandato.
Infine ci sono arrivata davanti alla tomba del Faber. Le lacrime che stavano in sordina sono diventate un'orchestra.
Mi sono seduta e mi sono messa ad ascoltare Il Testamento.
Ho posato la mia rosa e baciato con affetto ad oltranza il vetro che separa il mondo esterno dal luogo del suo riposo eterno, che poi mi è venuto pure da ridere, che a Lui mica gli sarebbero piaciute queste smancerie, che con la morte ci ha sempre scherzato, lui che aveva l'ironia e la poesia necessarie, e soprattutto gli ho detto "Grazie, grazie mille, per sempre". A voce alta.
Che le sue parole e le sue canzoni mi accompagnano da quando ricordo la musica, che quando avevo quattro anni sapevo già "La Città Vecchia" per dire, e che le sue parole mi hanno dato forza, mi accompagnano, trovano ogni giorno la forma che riesce a definire quello che provo. Che la sua Poesia non morirà mai e mi sarà sempre vicina.

Quando la morte mi chiederà
di restituirle la libertà
forse una lacrima forse una sola
sulla mia tomba si spenderà
forse un sorriso forse uno solo
dal mio ricordo germoglierà

Se dalla carne mia già corrosa
dove il mio cuore ha battuto un tempo
dovesse nascere un giorno una rosa
la dò alla donna che mi offrì il suo pianto


Dove se n'è andato Elmer che di febbre si lasciò morire
Dov'è Herman bruciato in miniera.
Dove sono Bert e Tom il primo ucciso in una rissa e l'altro che uscì già morto di galera.
E cosa ne sarà di Charley che cadde mentre lavorava dal ponte volò e volò sulla strada.
Dormono, dormono sulla collina dormono, dormono sulla collina.
Dove sono Ella e Kate morte entrambe per errore una di aborto, l'altra d'amore.
E Maggie uccisa in un bordello dalle carezze di un animale e Edith consumata da uno strano male. E Lizzie che inseguì la vita lontano, e dall'Inghilterra fu riportata in questo palmo di terra. Dormono, dormono sulla collina dormono, dormono sulla collina.
Dove sono i generali che si fregiarono nelle battaglie con cimiteri di croci sul petto
dove i figli della guerra partiti per un ideale per una truffa,
per un amore finito male hanno rimandato a casa le loro spoglie nelle barriere legate strette perché sembrassero intere.
Dormono, dormono sulla collina dormono, dormono sulla collina.
Dov'è Jones il suonatore che fu sorpreso dai suoi novant'anni e con la vita avrebbe ancora giocato.
Lui che offrì la faccia al vento la gola al vino e mai un pensiero non al denaro, non all'amore né al cielo.
Lui sì sembra di sentirlo cianciare ancora delle porcate mangiate in strada nelle ore sbagliate sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore
"Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"

Friday Evening Blues (as usual)

"E pensavo dondolato dal vagone "cara amica il tempo prende il tempo dà... noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa... restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento, le luci nel buio di case intraviste da un treno: siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno..."

Venerdì sera d'agosto, in Ferie, finalmente dovrei dire. Fiesta. E invece no. Ci sta il soffitto e ci stanno queste pareti bianche, che se solo potessi e la casa fosse la mia, magari le tinteggerei di colori a me più consoni, magari gialline con dei trifogli, anche se adesso sinceramente le dipingerei solo di nero o al massimo di un blu notte, di un blu notte scurissimo, come quello di un cielo senza stelle e all'orizzonte solo qualche nuvola, di quelle che riescono a nascondere anche la luna.
Una volta avevo comprato un quadernino, a me piacciono un sacco i quadernini, quelli piccoli, come formato metà di quelli da scuola, per intenderci. Era un quadernino con la copertina nera e un gatto viola e le pagine lilla a righe. Mi piaceva un sacco l'idea di avere questo quadernino da riempire, in effetti era un'idea forse presa un po' in prestito da un libro che a me piace molto, fatto è che c'era questo quadernino. Con un sacco di pagine pronte per essere riempite, qualche pagina è nata in effetti, era una sorta di lista, di cose, di desideri, di progetti, mica cosa impossibili per la verità, ma forse anche sì, e oggi ho provato a riaprirlo e mi sono accorta che le parole che c'erano scritte stavano sbiadendo, forse ho sbagliato penna, che l'inchiostro azzurro è troppo debole e non tiene alla prova del tempo, o forse erano come "una lettera vera di notte e falsa di giorno", o forse era solo che provare a sognare non è per tutti, che anche se "lo scopo nella vita non è eliminare l'infelicità, ma mantenere l'infelicità al minimo", ci sono persone che non riescono mai a raggiungerla l'assenza di dispiaceri, quasi come se i dispiaceri le andassero a cercare e stanare comunque, nonostante cerchino di costruirsi una sorta di oasi protetta dove lasciare fuori il brutto che le circonda, che poi il brutto non lo si riesce mai a tenere fuori per molto o forse queste persone non hanno l'abilità del muratore che sa erigere con perizia pareti sufficientemente solide. E allora ci si rende conto che non ci saranno lucciole, nè albe vicino al mare, nè città, nè progetti, nè percorsi, nè compromessi...
L'importante di venerdì sera d'agosto è almeno che non scarseggino birre e sigarette, magari un po' di blues d'annata proprio per volersi del bene e perchè intanto che ci siamo farsi mancare un po' del buon Thom Allegria?

File di case che mi opprimono
Sento le loro mani tristi che mi toccano
Tutte queste cose così alla rinfusa
Queste cose un giorno prenderanno il potere
E sfumeranno di nuovo e sfumeranno
....
Questi pensieri E il peso che mi porto addosso
Sii un figlio del mondo
Forma un cerchio Prima che affondiamo tutti
E sfuma di nuovo e sfuma di nuovo
....
Queste cose matureranno
Queste cose le ingoieremo intere un giorno
E sfuma di nuovo e sfuma di nuovo

Sestriere Di Prè

"Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo. "

E poi nel mio girovagare domenicale, con una temperatura afghana, ho scoperto questo quartiere qua, che è proprio un posto assurdo, che non sembra mica neanche di stare in Italia, tutti i negozi aperti, ma non i negozi normali tipo da turisti, solo negozi di kebab, parrucchieri afro, bazaar cinesi, macellerie musulmane, phone center e altri locali più o meno ambigui. Davvero una cosa stranente, non un Italiano in giro, un frullato di razze, lingue, colori, suoni, facce strane, alcune anche un po' da tagliagole in effetti, che magari una persona un po' più assennata potrebbe pure non sentircisi troppo a suo sicuro agio a passeggiare per questi vicoli e queste salite che hanno dei nomi assurdi, ma la mia eterna curiosità la vince sempre su tutto e quindi mi sono immersa a trecentosessanta gradi in questi posti, ogni negozietto era il mio, shopping dai cinesi, una stranissima bibita al cocco che mi han voluto proprio propinare dei koreani, un veloce pranzetto in una trattoria graziosissima: insalata di polpo, pesce spada alla griglia, vino Pigato ghiacciato e il gestore che penso fosse tipo un egiziano che però cucinava ligure e cavolo pure bene, e a ogni cosa mi chiamava amore e tesorino e bimba, conto di un'onestà incredibile (che non si dica che i Genovesi son tirchi! come dice sempre l'amico mio) e poi continuare a camminare e a curiosare, assolutamente non sazia di ogni cosa nuova che mi riempiva gli occhi....