venerdì 1 agosto 2008

Omaggio (funeral blues) (non conoscendo affatto la statura di Dio)

Dato che è proprio la sera adatta a cose blues, ecco il post che ho partorito e vissuto domenica scorsa, lo tenevo qua, in serbo per la serata adatta.
Sono anche stata combattuta sia nel fare che nel pubblicare le foto, ma in fondo ho deciso che non voleva e non poteva essere una cosa morbosa, da fan, non una mancanza di rispetto, ma un omaggio come gesto d'amore e il bisogno di condividere quello che ho provato e quello che ho visto.
Ore 11.28 dal Porto Antico bus no. 12, capolinea Staglieno.
Io non ci vado troppo d'accordo coi cimiteri, mi fanno venire la pelle d'oca, che io ho un rapporto piuttosto conflittuale con la morte, che per dire, anche se è una vergogna, non ho mai trovato il coraggio di andare nemmeno a trovare la mia nonna.
Di fronte al cancello mi è preso male, tutti i negozietti di fiori, i crisantemi onnipresenti, che davvero non li riesco a guardare i crisantemi io.
Fortuna c'era un chiosco bar, "una birra media per cortesia". Mi son guardata attorno, non ero l'unica, confortante. Ma quel magone lo dovevo mandare giù prima di provare ad attraversare quel cancello.
Ok, dieci minuti e un minimo l'ansia si è placata, e poi gli occhiali da sole, Dio benedica chi li ha inventati.
Pratica, senza guardarmi attorno, primo chiosco dei fiori: "Vorrei una rosa, una rosa rossa, la più bella che avete, solo quella per favore".
Ok. Mi stringo al petto la mia rosa incartata e accendo l'I-Pod. Ovviamente "Nè all'Amore, nè al Denaro, nè al Cielo, a volume basso, rispettoso.
Varco il cancello e chiedo informazioni. Campo nr. 22 mi dicono, lì c'è tomba di famiglia.
Mi sono persa, almeno cinque volte, in fondo penso che mi volessi perdere, che non volevo affrontarla subito la pietra con il suo nome e che comunque, per quanto si possa dire che i cimiteri non sono certo bei posti, ma Staglieno è davvero meritevole, di passi, di sguardi, di guardarsi dentro e di ascoltare quello che già si conosce e si sa solo rimandato.
Infine ci sono arrivata davanti alla tomba del Faber. Le lacrime che stavano in sordina sono diventate un'orchestra.
Mi sono seduta e mi sono messa ad ascoltare Il Testamento.
Ho posato la mia rosa e baciato con affetto ad oltranza il vetro che separa il mondo esterno dal luogo del suo riposo eterno, che poi mi è venuto pure da ridere, che a Lui mica gli sarebbero piaciute queste smancerie, che con la morte ci ha sempre scherzato, lui che aveva l'ironia e la poesia necessarie, e soprattutto gli ho detto "Grazie, grazie mille, per sempre". A voce alta.
Che le sue parole e le sue canzoni mi accompagnano da quando ricordo la musica, che quando avevo quattro anni sapevo già "La Città Vecchia" per dire, e che le sue parole mi hanno dato forza, mi accompagnano, trovano ogni giorno la forma che riesce a definire quello che provo. Che la sua Poesia non morirà mai e mi sarà sempre vicina.

Quando la morte mi chiederà
di restituirle la libertà
forse una lacrima forse una sola
sulla mia tomba si spenderà
forse un sorriso forse uno solo
dal mio ricordo germoglierà

Se dalla carne mia già corrosa
dove il mio cuore ha battuto un tempo
dovesse nascere un giorno una rosa
la dò alla donna che mi offrì il suo pianto


Dove se n'è andato Elmer che di febbre si lasciò morire
Dov'è Herman bruciato in miniera.
Dove sono Bert e Tom il primo ucciso in una rissa e l'altro che uscì già morto di galera.
E cosa ne sarà di Charley che cadde mentre lavorava dal ponte volò e volò sulla strada.
Dormono, dormono sulla collina dormono, dormono sulla collina.
Dove sono Ella e Kate morte entrambe per errore una di aborto, l'altra d'amore.
E Maggie uccisa in un bordello dalle carezze di un animale e Edith consumata da uno strano male. E Lizzie che inseguì la vita lontano, e dall'Inghilterra fu riportata in questo palmo di terra. Dormono, dormono sulla collina dormono, dormono sulla collina.
Dove sono i generali che si fregiarono nelle battaglie con cimiteri di croci sul petto
dove i figli della guerra partiti per un ideale per una truffa,
per un amore finito male hanno rimandato a casa le loro spoglie nelle barriere legate strette perché sembrassero intere.
Dormono, dormono sulla collina dormono, dormono sulla collina.
Dov'è Jones il suonatore che fu sorpreso dai suoi novant'anni e con la vita avrebbe ancora giocato.
Lui che offrì la faccia al vento la gola al vino e mai un pensiero non al denaro, non all'amore né al cielo.
Lui sì sembra di sentirlo cianciare ancora delle porcate mangiate in strada nelle ore sbagliate sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore
"Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"

5 commenti:

Crazy Drile ha detto...

dare un'occhiata nella tua email

uno bacio

LB ha detto...

Conosco persone che non capiscono e considerano morboso l'essere fan. Per me è solo una forma d'amore e non c'è niente di strano.
(e mi hai fatto quasi piangere...)

Hiraeth ha detto...

@ Crazy Drile: Thanks...I'll write you soon!

@ lb: Beh, ni fa solo piacere aver trovato qualcuno che la pensa come me, e in effetti te la concedo che una lacrimuccia può pure scenderci, una sola eh però, mica far come me... un abbraccio :)

Baol ha detto...

Grazie...

Hiraeth ha detto...

@ Solo quello si può dire, forse una lacrima forse una sola, dal Suo ricordo germoglierà. Per la verità più d'una...